Omelia 9 luglio 2017
XIV domenica T.O.

La Messa di oggi è celebrata in suffragio dei defunti Antonio e Graziella e in ricordo della defunta Lelia, che tutti voi avete conosciuto con il cognome da sposata, come la maestra Gallotta.

Lascio a voi il compito di rileggere la prima (Zc 9, 9-10) e la seconda Lettura (Rm 8, 9.11-13), che potrebbe essere un motivo per riprendere in settimana le Letture della domenica.

Come sempre, io cercherò di dirvi due parole sul brano del Vangelo (Mt 11, 25-30) che, come avete visto, è tratto dal capitolo 11 del Vangelo di Matteo; quelli che abbiamo letto sono i versetti conclusivi del capitolo.

Per capire questi cinque versetti, noi dovremmo rileggerci tutto il capitolo 11, che comincia con l’esaltazione di Giovanni il Battista: Gesù chiede

“Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?”
Mt 11, 7

e rivela che Giovanni il Battista è Elia che è tornato (Mt 11, 14-15).

Che cosa vuol dire che Elia è tornato?

Per noi vuol dire che è tornato il tempo messianico, perché l’Antico Testamento diceva che il tempo messianico sarebbe tornato e la gente avrebbe visto di nuovo Elia.
Quindi Gesù si presenta come il Messia.

Poi ci sono le invettive: Gesù si rivolge agli abitanti di Cafarnao, agli abitanti di di Betsaide e di altre località perché aveva pensato che il suo messaggio sarebbe stato accolto in modo straordinario da quelli che conoscevano la Bibbia, quindi dagli scribi, dai farisei, dai notabili del paese, da quelli del Sinedrio, e, invece, verificò che a questa gente non interessava niente.
Da costoro Gesù era considerato un pazzo, anzi una persona da eliminare, uno che veniva a predicare una nuova religione.
Quindi Gesù torna dai suoi apostoli dopo avere ricevuto questo smacco: è del tutto evidente che abbia fatto un grande fiasco nei confronti di queste persone, che pensava potessero cogliere il rapporto tra il Vecchio e il Nuovo Testamento e potessero accettare la novità totale di Gesù.

Ma Gesù fa quello che tante volte dovremmo fare noi: trasforma in preghiera un momento di grande avvilimento.
Noi invece siamo bravi, quando siamo avviliti ce la rifacciamo con il Signore, ce l’abbiamo con Dio, “ma guarda un po’ cosa mi succede, ma cosa devo fare perché Dio si ricordi di me?” e ci lamentiamo nei confronti di Dio.
Invece Gesù cambia questo momento di crisi, questo momento di affronto da parte di persone che lo prendono in giro, non lo ascoltano e, anzi, addirittura pensano di ucciderlo, e rinnova il tutto con una preghiera.

Guardate che bella preghiera fa Gesù:

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”
Mt 11, 25

È sempre stato così: i grandi di tutti i popoli non accettano il Vangelo, è più facile che un povero accetti il Vangelo, è più facile che una persona buona e disponibile accetti il Vangelo, è una situazione che ritroviamo sempre nella storia della Chiesa.

Se leggete gli Atti degli apostoli e le Lettere di san Paolo, vedete che san Paolo a un certo momento, ad Antiochia di Pisidia, fa una scelta; abbiamo scelto di predicare prima il Vangelo alla comunità ebraica, depositaria dell’Antico Testamento, ma siccome voi non tenete conto di quest’uomo e profeta che è Gesù, noi da oggi predicheremo ai paganiAt 13, 46-47.
Così è stato.
Quindi la predicazione ai pagani è avvenuta perché gli altri, cosiddetti dotti e sapienti, non ne volevano sapere di Gesù e del suo pensiero.

Anche oggi ad accettare il Vangelo sono i poveri, sono gli afflitti.
Quando sono andato in Brasile, le persone che leggevano il libro dell’Esodo erano poveri contadini, gente che neppure sapeva leggere, ma che ascoltava la lettura e si immedesimava nel racconto, aderiva al Signore proprio perché lo sentiva vicino alle proprie aspettative e ai propri desideri.

Il primo pensiero è allora questo senso della preghiera di Gesù, che si rivolge al Padre ringraziando perché per seguire Gesù bisogna avere un animo libero, bisogna essere persone semplici, bisogna fidarsi del Signore, non mettere sempre paletti come quando mettiamo davanti i nostri pensieri e le nostre visioni del mondo.

Oggi poi, con tutti i mezzi che abbiamo, fare confusione su questi temi è una cosa estremamente facile.

Pensate che noi in Europa abbiamo costruito una grande nazione sul denaro, sull’economia e non sui valori, e ne paghiamo giorno per giorno le conseguenze.

Secondo pensiero molto importante che trovate in questo brano del Vangelo:

“Sì, Padre, così tu hai deciso. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”
Mt 11, 26-27

Se vogliamo conoscere il Padre dobbiamo passare attraverso Gesù, dobbiamo passare attraverso la sua predicazione, dobbiamo avere dentro di noi il senso della conversione, sennò non riusciremo mai a scoprire questo Padre che invochiamo tante volte senza nemmeno pensarci.

Pensate quante volte nella nostra giornata ripetiamo la preghiera del Padre Nostro: comprendiamo veramente quello che diciamo?
Sappiamo che ci rivolgiamo a Dio chiamandolo Padre e lo facciamo perché crediamo in Gesù, crediamo nella sua parola, crediamo nel suo messaggio, ci fidiamo di lui?

Non è una nostra conquista, non è un nostro modo di vedere le cose: la paternità di Dio è possibile in noi solamente se passiamo attraverso Cristo.

Ecco perché Gesù dirà nel Vangelo

“Io sono la via, la verità e la vita”
Gv 14, 6

che non vuol dire la verità filosofica che deve dimostrare quello che dice, ma vuol dire che Gesù è colui che ci conduce al Padre, è colui che ci dice cose che riguardano il Padre, così che noi riusciamo a capire chi è Dio e in che modo si manifesta la bontà di Dio unicamente perché crediamo in Gesù.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II dirà un’altra cosa, dirà che oltre a tutto questo noi ci salviamo non per i nostri meriti, ma perché Cristo è morto per noi.

San Paolo dice nella Lettera ai Romani che noi entriamo a far parte della vita di Gesù dal momento in cui veniamo al mondo; e noi cristiani siamo entrati a far parte della famiglia di Dio nel giorno del nostro Battesimo.

Terzo punto importante del brano:

“Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore”
Mt 11, 29

Gesù usa una terminologia tipica dell’Antico Testamento: le scuole rabbiniche avevano nel tempo aumentato il numero dei precetti fino a 613, e bisognava osservarli tutti per essere a posto.
Riusciamo a fatica a osservarne dieci…
Gesù ci dice che la sua predicazione non è il giogo della legge, ma il suo giogo è dolce e il suo peso è leggero (Mt 11, 30).

Gesù mette in atto uno stile di vita basato sui suoi precetti: le Beatitudini, i precetti dell’amore di Dio e del prossimo, precetti che rendono l’uomo pienamente libero, gioioso.

Diranno gli Atti degli apostoli che Gesù ha detto

“C’è più gioia nel dare che nel ricevere”
At 20, 35

ed è vero, quando facciamo qualcosa solamente per noi siamo egoisti e in fondo non siamo contenti, ma se possiamo fare qualcosa per gli altri dentro di noi nasce una grande gioia e una grande disponibilità.

Questo brano del Vangelo di Matteo è dunque anche un grande messaggio per noi che viviamo oggi se vogliamo seguire Gesù, se vogliamo che su di noi la sua legge sia un carico leggero e dolce e se vogliamo che, attraverso di Lui, noi possiamo riscoprire in maniera straordinaria chi è il Padre.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Giovanni nella S.Messa delle 8.00
– Parrocchia Immacolata –