Omelia 7 gennaio 2018
Battesimo del Signore

Ho voluto venire a celebrare con voi questa Eucaristia per condividere con voi questo tempo di attesa del nuovo parroco, tempo che presumibilmente si concluderà verso la fine di
gennaio.
Abbiamo pensato a un sacerdote che possa da una parte continuare il lavoro di don Giovanni e dall’altra portare la sua originalità, un prete giovane che abbia però già fatto
un’esperienza parrocchiale; pensavamo che questo profilo fosse quello adatto per questa parrocchia giovane e al tempo stesso ricca dell’esperienza di fede, di famiglia e in generale di vita cristiana.
Quindi questa attesa continua, siete ancora in tempo di Avvento per quanto riguarda il parroco, ma si concluderà a breve.
È un tempo importante questo dell’attesa di un nuovo sacerdote, perché da un lato è un tempo che ci aiuta a ricordare la ricchezza dell’esperienza di comunità, una ricchezza che è stata prodotta anche da una storia personale del parroco precedente, e dall’altro a capire insieme, attraverso gli organismi di partecipazione, attraverso le associazioni, attraverso i momenti di incontro, che una parrocchia ha un passo in più, continua a camminare.
La Chiesa è sempre in cammino, ogni comunità deve sempre confrontarsi con situazioni nuove e storie nuove.
Per questo è un tempo importante, perché dice la vitalità della Chiesa, che non è un museo, non è una realtà chiusa e non è una realtà fatta semplicemente di abitudini ma una realtà che deve continuamente ritrovarsi e ritrovare l’originalità della propria fede alla luce anche di fatti nuovi, altrimenti la fede non sarebbe legata alla vita.

Insieme oggi vogliamo celebrare il Battesimo di Gesù, che è la festa dell’umanità di Gesù, del suo legame a una terra, a figure come Giovanni Battista, che accompagnano le persone a un cammino di conversione, di iniziazione alla fede.
Ascoltando la Parola di Dio, condividiamo anzitutto l’inno, la preghiera del profeta Isaia (Is 55, 1-11) che invita ad accorrere in cammino incontro al Signore liberandosi dalle preoccupazioni materiali (pane, vino, latte) per fidarsi del Signore.
E tutti, tutte le genti possono fare questo cammino, ma solo se si lasciano nutrire dalla Parola del Signore: se fanno questo cammino in compagnia del Signore ritrovano la gioia, ritrovano quello stile di vita che è fatto di quella originalità che abbiamo sentito, di chi rifiuta l’ingiustizia, di chi cerca di condividere il pane con gli altri, di chi cerca di condividere anche le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce delle persone che vivono con lui, e cerca sempre qualcosa di nuovo.

San Giovanni ci ricorda, nella seconda Lettura (1 Gv 5, 1-9), che la nostra gioia non nasce dall’individualismo, dall’egoismo, ma dalla capacità di lasciarci prendere dall’amore di Dio, di amare gli altri.
Concretamente e quotidianamente questo significa essere liberi nelle scelte che dobbiamo fare ma al tempo stesso cercare la verità di queste scelte, che è sempre illuminata per
noi cristiani dal dono del battesimo, dal dono dello Spirito.
Il battesimo è presentato dai Padri della Chiesa come questa illuminazione, questa luce che evita che noi siamo ciechi di fronte ai fatti della vita e fa sì che leggiamo i fatti della vita, e li raccontiamo poi, forti di questa luce che è lo Spirito Paraclito dato a ciascuno di noi, questo amore di Dio che continua ad accompagnarci dentro la nostra vita.

Il Vangelo, una delle pagine di Marco (Mc 1, 7-11), vede Giovanni annunciare il dono dello Spirito che il Signore viene a portare: di questo dono Giovanni stesso è testimone nel racconto del Battesimo di Gesù nel Giordano, che inizia il cammino e la vita pubblica di Gesù, che viene riconosciuto da subito come il Figlio di Dio e il Messia. Un aspetto molto interessante: da subito riconoscono il Signore.
Però, vedete, non basta riconoscere, c’è tutto un Vangelo, un cammino da fare con il Signore, perché il Signore diventi veramente la nostra vita.
Non basta avere ricevuto il battesimo, occorre una vita per fare in modo che il battesimo diventi veramente la dignità, la realtà della nostra vita.
Il Vangelo di Marco è un po’ questo cammino che parte dal Battesimo fino al centurione, questo ateo che vedendo morire Gesù dice Veramente quest’uomo era Figlio di Dio! (Mc 15, 39).
Dal Battesimo di Gesù non solo riconosciamo il Figlio di Dio, ma in lui noi stessi ci riconosciamo figli, amati in forza del nostro battesimo: il battesimo è il nostro Natale, la nostra rinascita.
Per questo gli ortodossi oggi celebrano il loro Natale, perché Natale e Battesimo coincidono dentro la storia cristiana; è un aspetto molto bello che i cristiani d’Oriente ci
ricordano, e nei primi secoli vi furono discussioni in ordine a quando e come celebrare il Natale.
Il Battesimo di Gesù per noi cristiani chiude il Tempo di Natale; con il battesimo inizia anche per noi un cammino di vita cristiana, che di fronte ai fatti e alle scelte della vita è chiamata continuamente a rinnovarsi.

Penso che anche la morte di don Giovanni e il prossimo arrivo di un nuovo parroco debbano essere letti come una nuova tappa, una nuova sfida della testimonianza del nostro battesimo, che deve rinnovarsi e insieme: tutti siamo partecipi della vita di una comunità, quindi la guida che serve a tutti voi, il nuovo parroco, è chiamata a condividere la
stessa storia, le stesse esperienze di comunità.
Tante volte la nostra vita cristiana rischia di sedersi, di vivere di abitudini, di ricordi, di incontri, di relazioni che nella vita noi costruiamo e che sono un modo importante, costituiscono una sorta di tesoro che non dobbiamo solo custodire o di cui dobbiamo solo fare memoria, ma che dobbiamo continuamente rinnovare, nell’ascolto della Parola e nelle abitudini.
I comandamenti ricordati nella pagina della seconda Lettura di Giovanni non sono semplicemente obblighi morali, ma sono dieci modi intelligenti di uno stile di vita cristiano continuamente da rinnovare.

Allora chiediamo al Signore oggi, in questa festa del suo e del nostro Battesimo, di aiutarci a vivere una nuova stagione di vita cristiana, di vita della comunità, dove il tesoro raccolto negli anni di vita parrocchiale di don Giovanni costituisce come una semina di cui ora diventare noi protagonisti del raccolto, in maniera originale e da testimoni della fede.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di S.E. Mons. Gian Carlo Perego nella S.Messa delle 9.30
– Parrocchia Immacolata –