Omelia 28 gennaio 2018
IV domenica T.O

Sia lodato Gesù Cristo.

Oggi il Vangelo (Mc 1, 21-28) comincia a spiegarci quello che ci ha introdotto domenica scorsa (Mc 1, 14-20).

Il Vangelo di Marco domenica scorsa ci aveva dato il titolo:

Il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo – Mc 1, 15

Credete a un Dio che è venuto sulla terra, a un Dio che si è fatto uomo, che ci è vicino, che prende su di sé le nostre difficoltà; un Dio che non si disinteressa ma che, al contrario, interviene, fa, agisce.
Questo per gli Ebrei (noi comunque deriviamo da lì e anche dalla filosofia greca) è decisivo: quello che distingue il Dio vero
dall’idolo che ci creiamo noi è che il Dio vero fa, il Dio vero agisce.
Perché Dio non è un’idea astratta che semplicemente ci consola, ma con potenza porta la salvezza nella nostra vita.
Nel Vangelo di oggi ci viene spiegato in che modo questo avviene, che cosa significa che il Regno di Dio è vicino.
Oggi sostanzialmente i temi sono due:

  1. Gesù che insegna, Gesù maestro;
  2. la figura del profeta, che è Gesù in pienezza.

Troviamo Gesù nella sinagoga che insegna e ci viene subito detto che è una parola diversa.
Ci sono tante parole, ci sono tanti maestri ma le parole sono diverse da quella Parola che solo Gesù parla.
In che cosa possiamo riconoscere che stiamo ascoltando la sua Parola, in che cosa possiamo riconoscere che è Gesù il maestro che interviene nella nostra vita?
Nel fatto che la sua Parola è come dice il Vangelo.
Il Vangelo stranamente non dice che cosa Gesù insegna, non c’è scritto; però dice che è una Parola autorevole, liberante e che purifica. Che cosa significano questi tre aggettivi?
È una Parola autorevole: quando ascoltiamo la Parola di Dio, ascoltiamo una Parola che fa quello che dice.
Gesù non è un maestro che dice cose che ha studiato, non ha studiato a memoria sui libri cose che semplicemente ripete, ma trasmette ciò che è suo.
E questo siamo chiamati a fare anche noi: non siamo chiamati a imparare a memoria la Parola di Dio ma a farla nostra, perché solo così potremo restituirla; solo nella misura in cui la vivremo saremo autorizzati a donarla agli altri.
Gesù non parlava di qualcosa di estraneo, parlava di se stesso, era la Parola che parlava della Parola: chi guardava lui diceva È una persona degna di essere ascoltata.
E quello che diceva si realizzava.
È una Parola liberante: non è la parola degli scribi, una parola che attacca pesi, che opprime, che schiavizza, la Parola di Gesù non è così.
È una Parola a favore dell’uomo, è una Parola che promuove, libera, dona vita, si esce felici.
È una Parola piena di vita, una Parola viva e liberante.
Una Parola che scaccia il male, e in questo senso è liberante: nella nostra vita ci libera dal male.
In cosa consiste il male?
Prendo solo un aspetto: ci viene detto che scaccia uno spirito impuro.
Che cosa significa che la Parola di Dio ci libera dall’impurità?
Ricordate le Beatitudini:

Beati i puri di cuore – Mt 5, 8

Gli inglesi traducono “single mind”, una sola mente: il puro di cuore è chi non ha il cuore doppio, chi non ha il cuore diviso, chi non ha confusione ma, come dice san Paolo nella seconda lettura (1 Cor 7, 32-35), si preoccupa solo di amare Dio, di piacere
a Dio.
Un cuore interamente in comunione con Dio e con il suo amore, un cuore unito, non frammentato.
Al contrario il diavolo, il male ci frammenta, ci spezza, abbiamo tanti amori che si combattono fra di loro.
Invece la Parola di Dio ci ridona purezza, ci ridona l’unità.

Avete ascoltato san Paolo che difende la scelta di castità: era un problema epocale.
Ma la castità non ha alcun senso se non è una scelta fatta per donarsi completamente a Dio: la castità fine a se stessa è addirittura sciocca, perché il primo comandamento è Riproducetevi (Gen 1, 28).
Anche la scelta della castità fatta dal sacerdote o è fondata su questa scelta di purezza, di avere un cuore unito, totalmente dedicato a Dio oppure non ha senso.

Il secondo significato della purezza è quello più immediato che si oppone alla sporcizia.
Gli Ebrei dicevano io non posso mangiare carne di maiale, non posso fare certe cose se no sono impuro.
Gesù dice non è questo che ti rende impuro, non è se mangi salame che diventi impuro.
Ciò che rende impuro l’uomo è ciò che esce dal cuore dell’uomo: la vanità, la superbia, l’ira, la vanagloria, il desiderio del potere sugli altri (Mc 7, 20-23).
La Parola di Dio è purificante, ci unisce il cuore purificandolo da tutti questi modi di male, così che possa essere capace di amare.

Vorrei leggere insieme a voi il secondo punto in quello che stiamo vivendo come
comunità.
Avete ascoltato Mosè che dice Il Signore susciterà un profeta pari a me (Dt 18, 15); è chiaro che vi è un riferimento a Gesù, ma vorrei incarnarlo nella nostra situazione.
In quel momento gli israeliti stavano perdendo la loro guida: Mosè era colui che li aveva liberati dall’Egitto, era colui che aveva percorso il deserto insieme con loro e se ne sta andando, sta morendo.
Perché ci abbandoni, Mosè?
Non siamo ancora entrati nella terra promessa, non abbiamo ancora sconfitto i nemici, perché te ne vai?
Come faremo senza di te?
E lui dice Il Signore interverrà e susciterà un profeta.
Io credo che voi stiate vivendo una fase di passaggio: don Giuliano è stato il fondatore, don Giovanni è dovuto partire, domenica prossima arriverà don Stefano.
Ho citato queste tre figure, ma tante volte nella nostra vita vengono a mancare persone che per noi sono state perni di fede, esempi.
Che cosa ci insegna la Parola di Dio in questo momento?
Ci insegna a fare memoria: dobbiamo ricordare, essere una comunità che ricorda le persone che hanno dato, le persone che hanno testimoniato, ma questo ricordo non deve essere una chiusura nel passato.
Dobbiamo ricordarci di quel Dio che ci è stato annunciato da tutte le persone che – dico una cosa eretica – “non ci sono più”: eretica perché non è vera, perché ci sono ancora!
Dobbiamo ricordarci di quel Dio annunciato che se c’era ci sarà ancora, e verrà suscitato qualcun altro.
Ricordiamo in modo da conservare la fede che ci è stata trasmessa, in modo da guardare al futuro.

Domenica prossima arriverà don Stefano: vi consiglio di pregare per lui secondo la Parola di Dio.
Non pregate che sia bravo con i giovani, non pregate che sia simpatico, che sia pieno di energie, che sia bello…don Stefano è bravo con i giovani, è simpatico, è pieno di energie, che sia bello lo lascio giudicare alla parte femminile della comunità, è tutte queste cose
ma non sono quelle che dobbiamo sperare.
Il profeta è tale se è fedele a Dio.
Pregate che sia un uomo di Dio, che sia un uomo che vi porti la sua Parola, che sia strumento del Signore per voi.
Sicuramente lo sarà, e voi della parrocchia siate strumenti del Signore per lui.
Buon cammino!

Sia lodato Gesù Cristo.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Paolo Bovina nella S.Messa delle 9.30
– Parrocchia Immacolata –