Omelia 25 dicembre 2017
Natale del Signore

Sia lodato Gesù Cristo.

Cosa è successo stanotte, perché siamo qui?
Io spero, ne sono convinto, che non sia semplicemente una tradizione.
Forse anche un po’ lo è, ma sono sicuro che non può e non deve essere solo questo.
È successo qualcosa di straordinario.
Ci aiutano i segni: finalmente, dopo quattro settimane, con l’aiuto del coro abbiamo cantato il Gloria; Paolo è venuto a prendere Gesù Bambino che finalmente è entrato in scena. Finalmente facciamo memoria di un qualcosa di strepitoso: della nascita di Dio come uomo.

Il Papa ha fatto un invito tanto semplice quanto decisivo e profondo: ci invita tutti a liberare il Natale dal rischio di essere mondano, di diventare una festa come le altre, fatta di esteriorità, di consumismo, una festa che alla fine passa e non lascia quel segno che deve lasciare, cioè lo stupore di questo Dio che si è fatto vicino, di questo Dio che si è fatto uomo e ha preso su di sé tutta la nostra umanità.
È inutile fare tanti discorsi, un po’ perché è mezzanotte e un po’ perché credo che il Natale debba essere questo: accogliere l’invito del Papa di fermarsi un attimo davanti al presepe.
Fermiamoci davanti al nostro presepe, davanti alla scena evangelica, e semplicemente stiamo là contemplando questo Bambino: lasciamoci annunciare che è venuta la grande gioia, è
nato per noi il Salvatore, Dio è vicino, Dio è con noi e allora non possiamo più avere paura, allora non c’è più la tristezza a comandare.

Concludo dando due piccoli suggerimenti su come stare davanti a questo presepe ossia alla Sacra Scrittura:

  1. stare davanti al presepe come luce,
  2. stare davanti al presepe come specchio.
  1. “È sorta una luce per coloro che stavano nelle tenebre” (Is 9, 1).
    Non siamo davanti a un Dio che è nato nella sala dell’imperatore, il Vangelo (Lc 2, 1-14) inizia con imperatori e governatori, ma Gesù non è nato lì, Gesù è nato a Betlemme, è nato per un popolo che era schiavo, Gesù è nato povero.
    Dio ha scelto di nascere adagiato in una mangiatoia, siamo davanti a un Dio che nasce senza un posto nell’albergo e che fin da subito è avvolto in fasce, fin da subito fa capire che il finale sarà sulla croce.
    Siamo davanti a un Dio che non solo si è fatto come noi, ma si è fatto povero, si è fatto ultimo.
    Si è fatto povero per prendere su di sé le nostre povertà: una luce brilla nelle tenebre.
    Abbiamo bisogno della luce perché tante volte nelle nostre vite le tenebre rischiano di prendere il sopravvento.
    Ma lì è nata la luce, nella povertà dell’ultimo posto: Dio è venuto lì per essere servo di tutti.
  2. Stiamo davanti al presepe come ad uno specchio.
    Diceva santa Chiara d’Assisi alle sue monache: vi mettete davanti allo specchio per farvi belle, per mettervi a posto, per essere nuove.
    Allo stesso modo davanti al presepe guardiamo l’umiltà di Dio, l’amore che si fa vicino a tutti, guardiamo la sua carità, e usiamoli come specchio, in modo da guardare a noi
    stessi e metterci a posto, in modo da fare nostra questa umiltà e questa carità, perché davvero il Bambino nasca nella nostra umanità e nelle nostre vite, perché davvero sia Natale nel senso che questa umiltà e questa carità sia sempre più vincitrice del mondo.

Sia lodato Gesù Cristo.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Paolo nella S. Messa della Notte di Natale
– Parrocchia Immacolata –