Omelia 23 luglio 2017
XVI domenica T.O.

Alla celebrazione partecipa un gruppo scout che, interpellato da Don Giovanni, si presenta come Gruppo Ferrara Cinque, parrocchia di Santa Francesca Romana.

Grazie di essere venuti da noi.
Avete una giornata di impegno voi oggi, siete bravi, gli altri sono in vacanza, sono al mare mentre voi vi ritrovate insieme con il vostro educatore e questa è una cosa molto buona.
Complimenti a voi e grazie di essere venuti, perché mi date la possibilità di dire due parole in più.

Sarebbe bello che ognuno rileggesse per conto proprio il brano del Vangelo di oggi (Mt 13, 24-43), tanto più che Gesù dà anche la spiegazione, quindi è inutile che andiamo a tirare fuori parole e
a tirare fuori ragionamenti quando lo stesso Gesù dice ai suoi discepoli cosa vuol dire questo passo.
Se ricordate, anche domenica scorsa Gesù ha dato agli apostoli la spiegazione della parabola del buon seminatore (Mt 13, 1-23), che semina nei vari terreni.
Allora vi invito a rileggere per conto vostro questo brano e a rileggere le spiegazioni che dà Gesù, perché una parte del Vangelo di Matteo racconta le parabole.

Voi sapete cosa sono le parabole?
È il modo che Gesù ha per coinvolgere le persone.
Quando veniva don Rinaldo [Fabris] da noi, ci ha spiegato come si fa a capire una parabola.
Ha detto: Vi ricordate quando si va sul lago di Galilea e sulla barca ci sono i pescatori?
E noi: Sì, ce lo ricordiamo.
Questi pescatori fanno vedere come usano le reti da pesca: prendono una rete bianca molto grande, la aprono, la buttano nel lago e la lasciano aperta; poi a un certo punto tirano una corda, la rete si chiude a sacco, i pesci che sono nella rete non si possono muovere, non possono scappare e il pescatore prende la rete e la tira nella barca.
La parabola è uguale.
Gesù racconta le parabole perché vuole coinvolgere nel discorso coloro che lo stanno ascoltando e, quando hanno capito che parla di loro, Gesù tira i fili, coinvolge direttamente le persone e fa in modo che la parabola diventi istruttiva per coloro che hanno ascoltato.
Questo vuol dire che Gesù non ha raccontato le parabole solamente per la gente del suo tempo, per gli abitanti della Galilea, per gli abitanti della Giudea o solamente per gli apostoli o per quelli che lo seguivano: Gesù ha raccontato le parabole per tutti, quindi anche per noi.

Noi oggi possiamo chiederci: ma che cosa vuol dire Gesù con il racconto di queste diverse parabole?
Vedete, Gesù ha voluto dire una cosa che noi non capiamo più, ci ha dato un messaggio che noi che siamo avviliti, noi che siamo immersi nella confusione tante volte dimentichiamo.
Sapete che cosa ci dice Gesù?
Che il bene è più forte del male, che il bene può nascere e vivere insieme con il male, ma non ha importanza perché il bene è più forte, il bene dà la vita.
Questo vale sia per il mondo, dove ci sono tante persone, sia dentro di noi, dentro ognuno di noi.
Noi siamo fatti con un po’ di bene e un po’ di male, a volte ci comportiamo bene, abbiamo grandi entusiasmi, siamo attenti alla Messa e al catechismo, e a volte invece commettiamo peccati, manchiamo di rispetto agli altri, odiamo alcune persone, a volte facciamo veramente del male.
Il bene e il male convivono nel mondo, ma convivono anche dentro di noi.
Allora che cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo, come si suol dire, “fare di ogni erba un fascio”, partire sparati a 200 all’ora e andare a raccogliere il male per lasciare che il grano cresca meglio?
Dobbiamo imparare a convivere con il bene e con il male, e quando arriverà il momento della mietitura, dice Gesù, il bene sarà raccolto e messo nel granaio, il male sarà raccolto e bruciato.
Ecco perché non ci dobbiamo avvilire, non ci dobbiamo preoccupare, dobbiamo in un certo senso essere pazienti e sapere che il bene è più forte del male.
Vale di più una cosa buona che noi facciamo di centomila cose sbagliate.
Voi direte: ma come, centomila cose sbagliate sono tante!
Ma il bene è Dio, il bene vuol dire amore fedele, vuol dire Dio che agisce in noi, e non c’è bene più grande di questo essere con il Signore.
Vi ricordate domenica scorsa che cosa ha detto Gesù?
Che a un certo momento, quando ci sarà il raccolto, il risultato sarà il 100, 60, 30 per uno: ogni spiga di grano può produrre 100 chicchi, quando nell’agricoltura del tempo al massimo si arrivava a 10 e uno aveva fatto un bel raccolto.
Noi abbiamo 100, 60 o 30.
La prima cosa che dobbiamo avere presente è perciò questa: il bene è più forte del male.
Sempre.

Seconda cosa: Gesù parla del seme della senape.
Non so se voi l’avete mai visto; noi l’abbiamo visto a Betania.
Prima di entrare nella casa di Lazzaro, fuori c’è una pianta, e il padre che ci guidava ha detto: “Vedete la senape?” e tutti siamo andati a guardare.
Fate conto di vedere dei piccoli semi grandi quanto la testa di un cerino, quindi piccolissimi, di colore nero.
Dice Gesù che il seme di senape quando viene piantato è il più piccolo dei semi esistenti in natura, ma diventa talmente grande da diventare un albero e gli uccelli dell’aria vi fanno il loro nido.
Cosa vuol dire?
Una cosa straordinaria: vuol dire che anche la cosa più piccola di questo mondo diventa grande quando c’è dietro l’amore di Dio, quando c’è l’amore di Dio che agisce.
E questo piccolo seme diventa accogliente nei confronti degli altri.
Non è indifferente.
Invece noi tante volte, se la cosa che facciamo non è importante, non ci facciamo neanche caso.
Ad esempio, se uno a scuola prende 6 sembra che non sia importante, bisognerebbe prendere 9 o 10; ma se uno ha le capacità da 6 e prende 6, ha fatto il massimo, e questo voto diventa una cosa eccezionale, straordinaria.
Se uno nella giornata dice una preghiera, sembra niente: ma non è vero, è tanto se quella preghiera viene dal proprio cuore.
Non sono gli scout a dire che ogni giorno si deve fare almeno un’opera buona?
Sembra niente, ma se noi quell’opera buona la facciamo con il cuore, se quell’opera è una manifestazione dell’amore che abbiamo per il Signore diventa una cosa straordinaria, che ha il
potere di cambiare il mondo.
Guardate quanto è importante anche il granellino di senape.

La terza cosa è la massaia che impasta la farina e ci mette un po’ di lievito.
Io non sono un esperto, ma le persone presenti in chiesa sono tutte esperte di come si tratta il lievito e di come si usa la farina.
Il lievito è poco e la farina è tanta, eppure il lievito ha il potere di fare fermentare tutta la pasta e dare un tono diverso a tutta la pasta che viene impastata.
Ecco, il bene è fatto così.

Allora Gesù nel raccontarci le parabole
1) vuole invitarci ad avere fiducia, a non disperare davanti a quello che dobbiamo fare;
2) ci dice che il bene è più forte del male.

Se nella nostra vita abbiamo l’idea che il bene sia più forte del male, costruiremo sicuramente un mondo migliore.
Oggi si dice tutt’altro, in fondo si pensa che chi fa il male possa dominare il mondo: non è vero, il mondo è preso da coloro che fanno il bene.
Quindi voi continuate a fare il bene nelle vostre azioni, fate qualche cosa di utile, fate qualche cosa per gli altri, fate qualche cosa che possa servire a qualcuno e la vostra azione diventa un’azione straordinaria, che produce un sacco di bene.

Chiediamo al Signore che ci aiuti ad avere fiducia nelle cose buone.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Giovanni nella S.Messa delle 8.00
– Parrocchia Immacolata –