Omelia 21 gennaio 2018
III domenica T.O

Sia lodato Gesù Cristo.

Proverò ad essere breve nell’omelia, perché oggi saranno Beatrice ed Emma [le due bambine che ricevono il Battesimo nel corso della celebrazione] a farci vedere Dio in modo speciale: guardando loro, ascoltando le parole che attraverso don Erkolano la Chiesa pronuncerà,
partecipando a questo rito abbiamo una domenica già molto ricca.
Nell’omelia quindi vorrei essere introduttivo a quello che sta per succedere, fare un “gancio” tra la Parola che abbiamo ascoltato e ciò che stiamo per contemplare.

Le parole che vorrei condividere con voi sono tre: credere, convertirsi, vocazione.

Sono tre parole decisive per ogni cristiano, se cristiano vuole essere e se con “cristiano” s’intende “credere in Gesù Cristo e seguirlo”.

Queste tre parole decisive sono precedute da un’altra, che è annuncio: è l’annuncio che mette tutto in moto, è l’ascolto di un “Vangelo”, di una “buona notizia”.

Il Vangelo di oggi (Mc 1, 14-20) inizia così, con un dato di fatto che ci è donato:

Il tempo è compiuto e il Regno di Dio si è fatto vicino – Mc 1, 15a

È un annuncio, un dato di fatto sul quale non possiamo farci nulla: che noi lo vogliamo o no, il Regno di Dio è vicino.
Per fortuna che noi lo vogliamo o no!
Perché questo dono non è nelle nostre mani, nessuno ce lo può togliere: è un fatto, è un annuncio che Gesù ci fa.
A questo annuncio bisogna dare una risposta, e la risposta sono le prime due parole:

Convertitevi e credete nel Vangelo – Mc 1, 15b

La prima parola che vorrei condividere è credere, è la fede.

Voi sapete che noi abbiamo i cinque sensi, la vista, il gusto, l’udito, il tatto, l’odorato, e attraverso questi sensi entriamo in relazione col mondo: se uno non ha nessuno dei cinque sensi è totalmente isolato, il mondo esterno non lo vede, il che non vuol dire che non esista ma che lui non lo vede, non lo sente, non lo tocca, non lo gusta…
È attraverso i sensi, che sono le porte, che il mondo esterno entra in contatto con te.
La fede è quel senso che ci mette in contatto con Dio, la fede è la porta attraverso la quale vediamo Dio, lo sentiamo.
Chi vedeva Gesù con gli occhi vedeva un uomo, chi lo vedeva con la fede vedeva il Figlio di Dio.
Quando ascoltiamo questa parola ascoltiamo un bellissimo libro, un libro storico, una bellissima opera d’arte ma una parola umana, per quanto bella; la fede ci aiuta a vedere più in là, a vedere la Parola di Dio che ci è rivolta.
Se mangiamo del pane e beviamo del vino la fede ci aiuta a riconoscere il Corpo e il Sangue di Cristo.
La fede è il modo per vedere Dio.

C’è una frase di don Divo Barsotti che a me piace tantissimo e che condivido: Dio in se stesso è infinito, lo è, ma per me sarà tanto grande quanto è grande la mia fede.
Più grande è la mia fede più Dio per me sarà grande.

Allora oggi vedremo Emma, vedremo Beatrice, vedremo acqua e vedremo olio, ascolteremo parole ma con la fede vedremo qualcosa di più, vedremo due bambine che diventano figlie di Dio.

E dovremo fare memoria di quello che è successo a tutti, perché tutti noi siamo battezzati e nella fede dobbiamo riconoscere in quello che accade a queste nostre sorelle la grandezza di quello che è accaduto a tutti noi.

Se ascoltiamo l’annuncio, se a questo annuncio rispondiamo con la fede, allora per forza ci deve essere la conversione, cioè la vita nuova: non più una vita da schiavi ma una vita da figli.
Noi consegneremo a Beatrice e ad Emma questi abiti [mostra la veste bianca che verrà consegnata durante il rito] che sono bianchi, segno di una vita nuova che è loro donata; a tutti noi a suo tempo è stato donato questo segno.
Oggi san Paolo ci ricorda che il tempo si è fatto breve (1 Cor 7, 29): dovremo riempirlo di questo dono, di una vera conversione.

Ricordiamoci che conversione vuol dire cambiare mentalità, avere la mentalità del Vangelo.
Ascolti l’annuncio, lo accogli con fede, ti converti, cioè diventi come Dio ti ha pensato.
Bellissimo!

L’ultimo punto è la vocazione.
Abbiamo ascoltato tante vocazioni, perdonatemi se prendo Giona:

Alzati, va’ a Ninive […], di’ loro le parole che io dirò – Gn 3, 2

Siamo davanti ad un Dio che non vuole fare da solo, davanti ad un Dio che ci chiama, condivide con noi la sua missione, vuole che sia Giona a portare la sua Parola, deve essere lui, vuole che siamo noi a portare il suo Vangelo, dobbiamo essere noi.
Cosa voglio dire?
Che tante volte per gli abitanti di Ninive il messaggio di Dio è arrivato tardi, ed è per colpa di Giona che non ha accettato subito la
sua vocazione.
Tante volte Dio fa silenzio perché siamo noi a non collaborare con lui, a non farci sua parola, noi non lo annunciamo: Dio fa silenzio perché siamo noi che lo rendiamo silenzioso non collaborando con lui, non portando il suo annuncio nel mondo.

Allora genitori, padrini, madrine, la vocazione oggi è soprattutto vostra, nel senso che Dio vi ha affidato questa missione nei confronti di Emma e Beatrice: è soprattutto attraverso di voi che il Vangelo dovrà essere loro annunciato; voi dovrete insegnare loro a portare sempre bianco quell’abito e insegnare dove andare a trovare la luce.

Sia lodato Gesù Cristo.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Paolo Bovina nella S.Messa delle 9.30
– Parrocchia Immacolata –