Omelia 2 luglio 2017
XIII domenica T.O.

La Messa di oggi è celebrata per i defunti Cristina e Franco.

Siamo invitati questa mattina a meditare su questa pagina del Vangelo (Mt 10, 37-42), e se noi l’ascoltiamo in maniera seria dovremmo ribellarci nei confronti di Gesù.
Matteo è molto dolce, ma l’evangelista Luca ci dice

“Chi non odia il padre e la madre non può essere mio discepolo”
Lc 14, 26

Gesù vuole che noi non amiamo i nostri genitori, che i nostri genitori non amino i propri figli?
Certamente no!
Per comprendere il brano dovremo fare riferimento a due aspetti dell’Antico Testamento, che ci servono per capire cosa vuole dire Gesù.

La prima cosa che dobbiamo comprendere è che nell’Antico Testamento i rapporti tra Dio e il suo popolo sono evidenziati come rapporti tra lo sposo (Dio) e la sua sposa (il popolo).
Nel rapporto fra lo sposo e la sposa, è fondamentale che ci sia amore e che ci sia fedeltà, e voi che siete sposi e spose lo sapete molto bene.
Quindi il Signore, che è lo sposo, pretende amore e fedeltà dalla sua sposa e viceversa.

Sempre nell’Antico Testamento, in un passo del Deuteronomio, Dio si definisce così:

“Io sono un Dio geloso”
Dt 5, 9

Perché geloso?
Perché l’unico Dio non ammette dubbi.
Nelle religioni del tempo erano tutti politeisti: i fenici, gli assiro-babilonesi, gli egiziani, e poi di conseguenza i greci e i romani, avevano tanti dei, e uno ne poteva pregare uno diverso a seconda dei casi.
Invece nell’Antico Testamento Dio è l’unico Dio e Dio non vuole che ci siano altri dei.
Nel Vangelo c’è scritto che non si possono servire due padroni, si amerà l’uno e si odierà l’altro: non si può servire Dio e il denaro (Mt 6, 24 e Lc 16, 13).
Gesù dice la stessa cosa: coloro che seguono il Maestro devono seguire Dio, devono amare Dio. L’amore dei genitori, dei fratelli, delle sorelle è subordinato e passa attraverso l’amore di Dio.
Se volete vi faccio un esempio.Quando vi siete sposati e avete formato la vostra famiglia, e caso mai siete andati ad abitare fuori di casa in appartamento da soli, voi avete cambiato il tipo di amore nei confronti dei vostri genitori, perché il vostro amore era orientato principalmente al bene dello sposo e al bene della sposa.
Poi è continuato il dovere di amare i genitori, di amare i fratelli; ma guai a quei genitori che vanno a imporsi e a dettare legge nella famiglia della figlia o del figlio che si sono sposati!
Quando facciamo i corsi di preparazione al matrimonio, da alcuni anni a questa parte abbiamo aggiunto ai temi il rapporto con la famiglia d’origine, perché quando i genitori entrano nella famiglia del figlio e intervengono succedono sempre grossi guai.La stessa cosa chiede Gesù a noi: dobbiamo continuare ad amare i nostri genitori, dobbiamo continuare ad amare i nostri figli, dobbiamo assisterli, addirittura Gesù farà la voce grossa contro quelli che non assistono i propri genitori con la scusa che i soldi che hanno sono soldi sacri e non possono essere utilizzati dai genitori (Mt 15, 3-6).
Ma Dio vuole l’esclusiva, Dio è un Dio geloso, chi segue Dio deve amare prima Lui e dal suo amore nasce l’amore per gli altri. Ecco dunque che

“Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me”
Mt 10, 37

Non so se sono riuscito ad essere chiaro in questo, l’esclusiva dell’amore di Dio; è attraverso l’amore di Dio che noi amiamo in maniera straordinaria i nostri genitori e i nostri figli.

Secondo punto del Vangelo di oggi:

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato”
Mt 10, 40

Gesù ripropone un modo di agire tipico dell’Antico Testamento, secondo il quale se a casa tua viene il re tu lo devi accogliere da re, ma se viene il messaggero del re lo devi accogliere come fosse il re.
Non si fa distinzione sulla persona, ma si fa attenzione al ruolo di questa persona.
Allora guardate cosa dice Gesù ai suoi missionari, alle persone che credono in lui:

“Se uno di voi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato”

Noi accogliamo il Signore se accogliamo Cristo, e se accogliamo Cristo accogliamo il Padre.

Pensate a cosa vuol dire per noi ascoltare questo brano in rapporto all’accoglienza.
Noi siamo abituati a fare distinzioni nell’accoglienza, quello sì quell’altro no, quello è simpatico e allora va bene, quello è antipatico e allora non va più bene…

“Chi accoglie un profeta come profeta avrà la ricompensa del profeta”
Mt 10, 41a

Cosa vuol dire?
Il profeta non è colui che predice il futuro ma è colui che parla in nome di Dio.
Il Papa ha ricordato don Mazzolari e don Milani a Barbiana: quanti hanno accolto questi due personaggi come profeti?
Ma chi li ha accolti ha avuto la ricompensa del profeta.

Poi, siccome non possiamo essere tutti profeti, Gesù dice

“Chi accoglie un giusto perché è un giusto”
Mt 10. 41b

ossia chi vive seguendo il messaggio di Gesù deve essere accolto come giusto.

E poi c’è una frase ancora più significativa:

“Chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”
Mt 10, 42

Che cosa devo fare io per accogliere qualcuno?
Noi non dobbiamo fare grandi cose, basta un bicchiere d’acqua fresca, che non si nega a nessuno, è una cosa che riusciamo a fare tutti.
Dice Gesù: anche le cose più semplici avranno una ricompensa, perché sono date con il cuore per aiutare i nostri fratelli.
Allora il messaggio di oggi io credo sia molto semplice e noi non dobbiamo cambiarlo, dobbiamo solamente viverlo.

Rosanna Ansani Zappaterra: dall’omelia di don Giovanni nella S.Messa delle 8.00
– Parrocchia Immacolata –